Donne e shopping

La situazione si ripete uguale identica da ormai decenni: mi aggiro per negozi con fare da cercatore di aghi nei pagliai.

Entro in camerino con diciotto capi da provare anche se il cartello dice che il numero massimo è sei e, quando la commessa prova a dirmi qualcosa, finisco sempre con lo sbarrare gli occhi facendole notare che ho creato degli outfit perfetti e che nessun capo può essere escluso. Esco dal negozio in preda ad un’euforia mistica ma, una volta messi gli acquisti sul letto di casa, invece che palesarsi una santità, mi appare Brooke Logan: “sei sicura di aver scelto il vestito giusto?”.

E puntualmente torno ad orecchie basse in negozio per cambiare almeno due capi su cinque tra quelli acquistati. La tragedia vera si consuma quando qualcuno osa anche solo dirmi che comunque non avevo bisogno di nessuno di quei vestiti: me lo mangio con il classico dei classici “me lo merito, è stato un brutto periodo”.

E per chi se lo stesse chiedendo, sì, sono riuscita a fare shopping anche in ferramenta, avevate dubbi?

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